I Sogni Avvengono Solo Nella Fase REM?

No. Certo, i sogni sono più frequenti nella fase dei movimenti oculari rapidi (REM), ma non avvengono solo lì: compaiono anche nel sonno non-REM (NREM). Per capire il rapporto tra Sogni e Fase REM basta osservare come procede il sonno durante la notte e che cosa accade quando si sveglia una persona in momenti precisi. Il sonno alterna fasi NREM e REM in cicli di circa un’ora e mezza–due ore; negli adulti la parte più grande è NREM e la REM tende ad allungarsi nella seconda metà della notte. Questo spiega perché molti ricordano più sogni al mattino, senza escludere che il NREM contenga esperienze oniriche. Questi dati sull’architettura del sonno sono ben descritti nei manuali clinici e nelle sintesi più recenti. 

Che cosa mostrano i risvegli in laboratorio

Per distinguere Sogni e Fase REM dalle altre fasi, nei laboratori del sonno si svegliano le persone durante la notte e si chiede subito di raccontare che cosa stavano vivendo. Quando il risveglio cade in REM, nella grande maggioranza dei casi la persona riferisce un sogno; quando il risveglio cade in NREM, soprattutto negli stadi più leggeri, molti raccontano comunque pensieri o immagini avute poco prima. Una rassegna classica ha stimato ricordi nell’ordine di circa l’80% dei risvegli da REM e di circa la metà dei risvegli da NREM; altri lavori confermano che la seconda metà della notte, ricca di REM, facilita il ricordo, ma non significa che fuori dalla REM non si sogni. In sintesi: il sogno è più probabile in REM, non esclusivo della REM. 

Le differenze tra Sogni e Fase REM e sogni nel NREM si vedono nel contenuto. I racconti da REM sono in media più lunghi, ricchi di immagini, con trame movimentate ed emozioni forti; i racconti da NREM, soprattutto quando il sonno è profondo, sono spesso più brevi e “ragionati”, come appunti mentali. Verso mattina, però, anche nel NREM si trovano racconti molto simili a quelli della REM. Questa distinzione di stile è stata descritta in più studi sperimentali e clinici. 

Che cosa fa il cervello quando sogniamo

Quando si parla di Sogni e Fase REM, è naturale pensare che “sia la fase a creare il sogno”. Oggi sappiamo che conta anche “dove” e “come” il cervello lavora in quel momento. Con elettroencefalogrammi molto fitti, i ricercatori hanno individuato una “zona calda” nella parte posteriore del cervello: quando questa zona riduce le onde lente tipiche del sonno profondo e aumenta l’attività più rapida, è più probabile che al risveglio la persona riferisca un sogno. Questo vale sia per la REM sia per il NREM. In altre parole, la coscienza onirica può accendersi localmente, anche se il resto del cervello sta dormendo. Il risultato è stato replicato in studi che hanno monitorato in tempo reale l’attività di queste aree e hanno previsto con buona accuratezza se ci sarebbe stato un racconto onirico. Non tutti gli autori sono d’accordo su ogni dettaglio, ma la convergenza delle prove è ampia. 

Questa chiave di lettura aiuta anche a capire fenomeni particolari del rapporto tra Sogni e Fase REM, come il “sogno lucido”, quando una persona nel sogno si accorge di stare sognando. In quei momenti entrano in gioco anche reti anteriori del cervello, che aggiungono un pizzico di consapevolezza senza “spegnere” il sogno. Il messaggio resta lo stesso: non è solo l’etichetta REM o NREM a contare, ma il disegno di attivazione delle reti coinvolte. 

Memoria, apprendimento e vita diurna

Una parte importante del legame tra Sogni e Fase REM riguarda la memoria. La notte non è un tempo morto: il cervello rielabora ciò che ha imparato di giorno. In alcuni esperimenti si associa un odore o un suono a un compito studiato da svegli e poi lo si ripresenta durante il sonno. Quando lo stimolo torna nel sonno a onde lente (parte del NREM), il ricordo di quel compito migliora il giorno dopo; lo stesso effetto non appare con la stessa forza se lo stimolo viene dato in REM o da svegli. Studi più nuovi provano a confrontare direttamente i momenti migliori per “richiamare” i ricordi durante la notte, confermando che il NREM ha un ruolo di primo piano, senza escludere contributi della REM a seconda del tipo di materiale appreso. 

Ciò non significa che la REM sia “inutile”. Anzi: il modo in cui emozioni e immagini si intrecciano nei Sogni e Fase REM suggerisce che questa fase aiuti anche la gestione dell’emotività e delle esperienze complesse, mentre il NREM favorisce l’ordine e il consolidamento di dati e abilità. La divisione dei compiti non è rigida, ma aiuta a capire perché una notte completa, con tutte le fasi, serva all’equilibrio della mente.

Farmaci e clinica: quando i sogni danno indizi utili

Il rapporto tra Sogni e Fase REM cambia con alcuni farmaci. Molti antidepressivi che aumentano serotonina o noradrenalina ritardano l’ingresso in REM e ne riducono la quantità; spesso, durante queste terapie, le persone dicono di ricordare meno sogni. Quando il farmaco viene sospeso o cambiato, la REM può tornare a crescere e, con lei, il ricordo dei sogni. Non è un “interruttore del sognare”: è un effetto sulla probabilità di ricordare e sulla struttura del sonno. Questi andamenti sono riportati in rassegne farmacologiche basate su più studi. 

C’è poi un disturbo che riguarda proprio la REM e che rende evidente quanto sia importante osservarla bene: il “disturbo del comportamento in sonno REM”. In questa condizione viene meno l’immobilità tipica della REM e la persona può muoversi come se stesse “mettendo in scena” il sogno. Chi ha questo disturbo, se studiato nel tempo, ha un rischio più alto di sviluppare malattie neurodegenerative legate all’alfa-sinucleina, come la malattia di Parkinson o la demenza con corpi di Lewy. Le percentuali aumentano con gli anni di osservazione e nuove ricerche stanno perfezionando gli indici con cui stimare il rischio individuale. Anche questo mostra come Sogni e Fase REM non siano solo curiosità: hanno ricadute concrete per la salute. 

Domande Frequenti


Se prendo antidepressivi, smetto di sognare?


No. Alcuni antidepressivi riducono la REM e possono diminuire la frequenza con cui si ricordano i sogni, ma l’attività onirica non scompare; cambia la probabilità di ricordo. 


Che cos’è il disturbo del comportamento in sonno REM e perché interessa?


È una condizione in cui, durante la REM, ci si muove invece di restare immobili. Nel tempo, una parte dei pazienti sviluppa malattie come il Parkinson; per questo va riconosciuto e seguito con attenzione. 

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