L’ipotesi di continuità di Domhoff (continuity hypothesis) sostiene che il contenuto dei nostri sogni rifletta i pensieri, le preoccupazioni e le esperienze quotidiane del sognatore.
G. William Domhoff, uno dei principali sostenitori contemporanei, ha approfondito e validato questa idea attraverso ricerche empiriche e teorie neurocognitive.
Origini e sviluppo della continuity hypothesis
L’ipotesi è stata proposta inizialmente da Calvin Hall, secondo cui “i sogni sono la continuazione della vita da svegli. Il mondo del sogno e quello della veglia sono uno solo”. Domhoff ha quindi ripreso e ampliato questa visione, sottolineando come sogni e preoccupazioni diurne “siano interconnessi tramite contenuti ricorrenti e tematizzati secondo le realtà personali del sognatore”
Evidenze a favore- Studi di Schredl mostrano che fino al 40–46 % degli elementi nei sogni è riconducibile ad eventi recenti, e in alcuni casi fino al 94%
- Il cosiddetto “dream-lag effect” evidenzia che eventi significativi possono emergere nei sogni sia il giorno dopo, sia alcuni giorni dopo.
- Infine, diversi studi confermano che i sogni incorporano elementi emotivamente coinvolgenti della giornata precedente o di periodi recenti.
Verso una teoria neurocognitiva dei sogni
Domhoff ha integrato l’ipotesi di continuità all’interno di una teoria neurocognitiva, secondo cui i sogni sono simulazioni realistiche della vita diurna, generate dalla default mode network, cioè la rete neurale coinvolta nel “mind‑wandering” (pensiero vagante)
In pratica:
- Durante il sonno, si disattiva la rete esecutiva e quella dell’attenzione.
- La rete di default (legata al sé) prende il sopravvento.
- Nasce così un’esperienza onirica ricca di immagini, spesso basata su preoccupazioni personali e relazioni reali.
Considerazioni critiche e ambiguità
Dal punto di vista terminologico, alcuni studiosi (come Jenkins) hanno criticato l’uso ambiguo del termine “continuità”, sostenendo che il nome crea confusione tra diverse linee teoriche e dovrebbe essere specificato meglio.
L’ipotesi di continuità di Domhoff suggerisce che i sogni siano un riflesso diretto della vita diurna: i sogni non sono casuali o puramente simbolici. I sogni elaborano le nostre preoccupazioni, relazioni e contesti quotidiani.



