Gli animali sognano ? Cani, gatti, REM e altro!

Ebbene si, gli animali sognano! Durante il sonno, anche il cervello dei nostri amici animali crea immagini, suoni, emozioni e “mini-scene”. Naturalmente gli animali non possono raccontarci di aver sognato, quindi come sappiamo che cani e gatti sognano? Gli scienziati hanno trovato la risposta guardando i segnali del corpo: attività del cervello, occhi che si muovono sotto le palpebre, muscoli quasi “spenti” nella fase REM, facilità o difficoltà di risveglio.

Che cosa intendiamo per sogno negli animali

Parlando di sogno, ci riferiamo ovviamente ai contenuti della mente durante il sonno: scene e sensazioni che, dagli animali, non possiamo ascoltare direttamente. Per capire meglio se gli animali sognano, quindi, bisogna basarsi su altri indizi che puntino nella stessa direzione.

Tra questi, c’è da individuare anche negli animali quello che sono gli stati del sonno sono centrali: REM (movimenti rapidi degli occhi, cervello vivace, muscoli rilassati) e NREM (sonno più stabile e profondo). In alcune specie, durante il riposo, il cervello ripete attivamente ciò che ha imparato da sveglio, come se facesse un ripasso. Questo è stato osservato per la memoria spaziale nei roditori e per il canto negli uccelli canori: segnali importanti che, pur non provando “film mentali” identici o simili ai nostri, indicano una effettiva rielaborazione dell’esperienza nel sonno. 

Insomma, per un ratto sognare è come ripassare il percorso appena fatto in un labirinto — le svolte, i tratti dritti, le soste importanti scorrono più in fretta e in modo un po’ semplificato, quasi fosse una traccia “compressa” per fissarla meglio. Negli uccelli canori, somiglierebbe a brevi frammenti del proprio canto: sequenze di sillabe e motivi che si riattivano nell’ordine giusto, talvolta accelerati o con piccole variazioni, come quando si ripassa un passaggio musicale. In entrambi i casi non possiamo sapere se si tratti di un sogno vero e proprio, realistico come il nostro, ma di certo si tratta di un ripasso interno dell’esperienza utile a consolidarla.

Come sperimentare senza far male agli animali: i metodi di studio

I metodi di studio cambiano in base alla specie e all’etica della ricerca. Nei cani si usa una polisonnografia non invasiva: elettrodi adesivi mentre il cane dorme in un ambiente tranquillo. Così si è visto che la struttura del loro sonno è comparabile a quella umana e che, dopo aver imparato qualcosa, alcune parti dell’EEG notturno cambiano in modo coerente con un consolidamento della memoria

I Sogni dei Cani

Possiamo studiare le fasi REM e NREM nei cani, senza far loro del male. Niente anestesie né chirurgia. 

Per studiare il sonno dei cani senza e capire se anche loro sognano, si usa la polisonnografia non invasiva: piccoli elettrodi adesivi applicati sul capo registrano l’attività elettrica del cervello. Altri sensori rilevano i movimenti degli occhi e il tono dei muscoli mentre il cane dorme in un ambiente tranquillo e sereno, spesso con il proprietario presente in stanza. Questo metodo, sviluppato e validato su cani di famiglia, ha mostrato che l’architettura del loro sonno è paragonabile a quella umana e che varia in modo prevedibile dopo giornate ricche di novità o dopo deprivazione di sonno.

Per capire il legame tra sonno e memoria è stato usato un metodo semplice e “a misura di cane”

Un giorno il cane impara ad associare parole nuove ad azioni che già conosce, ad esempio seduto ma detto in una lingua diversa. In un altro giorno esegue le stesse azioni ma con le parole già familiari. Subito dopo, in entrambe le giornate, il cane fa un pisolino di circa tre ore collegato agli strumenti. Nei tracciati, dopo l’apprendimento con parole nuove, alcune frequenze dell’EEG cambiano sia in NREM sia in REM; e, soprattutto, la qualità di certi segnali durante il sonno predice quanto il cane migliorerà nel rispondere alle richieste quando viene rimesso alla prova al risveglio. Non è la quantità di sonno in sé a fare la differenza, ma il modo in cui il cervello lavora mentre dorme. 

Una famiglia di segnali particolarmente interessanti sono i cosiddetti fusi del sonno. Si tratta di brevi “raffiche” ritmiche (circa 9–16 hertz) che compaiono nella fase NREM. Nei cani, come negli umani, più fusi in certi intervalli sono collegati a prestazioni migliori nei compiti appresi prima di dormire. Studi successivi, con campioni più ampi, hanno confermato che non basta contare i fusi una volta sola: fare una media su più registrazioni descrive meglio la capacità di apprendere. Sono emerse anche differenze legate all’età e al sesso, utili per capire come cambia il sonno lungo la vita del cane. Tutto questo rinforza l’idea che il riposo notturno non sia “tempo perso”, ma un momento in cui il cervello canino ripassa e stabilizza ciò che ha imparato. 

Cosa significa a casa, in parole povere?

Se il cane ha fatto addestramento o ha vissuto tante novità, conviene lasciarlo dormire in un ambiente calmo: i riscontri che abbiamo dai laboratori dicono che quel sonno aiuta a fissare gli apprendimenti. Inoltre, ricerche recenti mostrano collegamenti tra efficienza del sonno e tratti comportamentali come iperattività/impulsività: cani più irrequieti tendono ad avere un sonno meno continuo. Anche il contesto può cambiare la quantità e la qualità del riposo dei cani (per esempio la presenza del proprietario, le routine serali), perciò, adottare piccole accortezze ambientali ha senso. 

Dal punto di vista etico e metodologico, questi studi non sono invasivi e approvati dai comitati competenti; i proprietari partecipano volontariamente e i cani vengono monitorati sia da svegli che nel sonno e senza ulteriori costrizioni oltre, naturalmente, agli elettrodi adesivi. Le dimensioni dei campioni stanno crescendo e la letteratura sta standardizzando montaggi dei sensori, criteri di punteggio e algoritmi di analisi: un passo importante per confrontare i risultati tra laboratori e razze. 

Cosa sappiamo dei sogni dei Gatti

Nel gatto gli scienziati hanno misurato tre cose in contemporanea: l’attività elettrica del cervello con l’elettroencefalogramma, i movimenti degli occhi con sensori posti vicino alle palpebre e la tensione dei muscoli del collo con un piccolo elettromiogramma. In molti studi classici si osservavano anche rapidi “lampi” elettrici che partono dal tronco encefalico e arrivano alle aree visive (le cosiddette onde ponto–genicolo–occipitali): sono segnali tipici della fase REM e aiutano a riconoscerla. Quando il tracciato mostrava cervello molto attivo, occhi che scattano e muscoli quasi “spenti”, si era in REM.

Per capire a che cosa serva il rilassamento muscolare in REM, in alcuni esperimenti storici si è deciso di rimuovere quel “freno” con una lesione chirurgica mirata in una piccola zona del ponte del tronco encefalico del gatto. Parliamo di esperimenti degli anni Sessanta–Settanta, eseguiti in anestesia e con confronto rigoroso: lo stesso gatto prima e dopo l’intervento e gatti senza lesione come controllo. Dopo l’intervento, i segni di REM restavano presenti per cervello e occhi, ma i muscoli non si rilassavano più: durante il sonno comparivano allora sequenze motorie coordinate, come balzi, posture di attacco, inseguimenti “a vuoto”. Il gatto stava quindi riproducendo ciò che stava sognando in una fase REM senza rilassamento muscolare.

Che cosa dimostra questo, in concreto?

Che esiste un circuito nel tronco encefalico che, durante la REM, invia un segnale di blocco ai motoneuroni (attraverso centri nel bulbo), usando potenti “freni chimici” come l’acido gamma–amminobutirrico e la glicina. Se il freno funziona, il gatto può “vivere” scene interne senza muoversi davvero; se il freno manca, i movimenti emergono e rivelano che il gatto in questione sta sognando qualcosa di simile a una scena d’azione.

Questi esperimenti hanno avuto un impatto importantissimo anche sulla medicina umana. Nel disturbo comportamentale in sonno REM alcune persone perdono il normale rilassamento e mettono in atto i sogni, con gesti talvolta complessi. La logica è la stessa studiata nel gatto: cervello in modalità REM, occhi che si muovono, ma freno muscolare che non tiene.

Sul piano etico è importante chiarire che si tratta di lavori storici

Oggi la ricerca preferisce approcci non invasivi e lo studio di condizioni cliniche naturali. Nel gatto domestico moderno non si praticano lesioni: si osservano i profili del sonno con tecniche che non fanno male, oppure si usano modelli e dati clinici di pazienti umani per capire i meccanismi.

Quando un gatto dorme e notiamo che le sue vibrisse tremano, o piccoli scatti di coda o zampe e occhi che “saltano” sotto le palpebre, adesso sappiamo che sono tutti segni compatibili con la fase REM. Meglio evitare al nostro gatto risvegli bruschi: un richiamo morbido a distanza è più sicuro.

Cani e gatti: cosa possiamo osservare in casa

Facciamo un breve recap sul sonno dei nostri amici pelosi

Nella vita di tutti i giorni, chi convive con un cane nota episodi in cui le zampe “corrono”, il respiro diventa irregolare, gli occhi si muovono rapidi sotto le palpebre, scappa un uuh appena accennato. Questi episodi arrivano spesso dopo giornate ricche di stimoli: nuove passeggiate, incontri, addestramento. Gli studi mostrano che, proprio dopo l’apprendimento, alcune componenti dell’EEG canino in sonno cambiano e le prestazioni migliorano al risveglio: un buon motivo per lasciare dormire

Nel gatto, invece si vedono vibrisse che tremano, piccoli scatti della coda e pause silenziose alternate a micro-attivazioni molto rapide. Nei modelli storici, quando il rilassamento muscolare della REM viene meno, i gatti “mettono in atto” sequenze motorie complesse: una conferma del legame tra fase REM e scene interne. 

Attenzione: se cane o gatto sono in piena REM, è meglio non toccarli di scatto. Se proprio serve interrompere, è preferibile chiamare piano il nome a poca distanza, dare tempo di orientarsi e solo dopo offrire contatto. L’uscita brusca dal sonno profondo può spaventare; nel dubbio, vale il vecchio “lascia dormire i cani”. (Il senso di cautela è coerente con ciò che sappiamo di REM e orientamento al risveglio, e con il fatto che la REM ha una funzione regolatoria anche nei modelli clinici umani). 

Tre scene pratiche tipiche

Una sera, dopo aver imparato un nuovo comando, un metticcio dorme sul tappeto. Dopo qualche minuto il respiro cambia, la zampa anteriore fa tre scatti, l’orecchio trema e si sente un mezzo guaito. Ci sta: il cervello probabilmente ripassa schemi sensori-motori appena allenati. Al mattino, lo stesso comando riesce più fluido. 

Un gatto giovane raggomitola sul divano; inizia un tremolio rapido delle vibrisse, segue una frustata di coda, poi di nuovo quiete. Queste micro-attivazioni sono frequenti nella notte e si accompagnano spesso ai movimenti degli occhi: un classico segno di fase REM nei felini. 

Un cane anziano dorme profondo e comincia a emettere piccoli lamenti ripetuti. Invece di scuoterlo, il proprietario sussurra il suo nome da una breve distanza. Il cane apre un occhio, sbadiglia e si riaddormenta. Un intervento gentile e a distanza riduce il rischio di spavento.

(Gli esempi pratici sono tipici di quanto riportano molti proprietari; non sostituiscono il parere del veterinario se compaiono movimenti anomali prolungati, rigidità o episodi sospetti di crisi.)

Come sognano gli altri animali

Nei roditori si registrano gruppi di neuroni dell’ippocampo: dopo l’esplorazione di un labirinto, durante il sonno questi neuroni si riattivano nella stessa sequenza percorsa da svegli. È un indizio forte di ripasso notturno. 

Nei pesci zebra, grazie a una sorta di “polisonnografia ottica” a singola cellula, si distinguono due firme del sonno con analogie funzionali a NREM e REM. 

Per i rettili come la Pogona vitticeps si alternano in modo regolare stati NREM-simili e REM-simili: un tassello evolutivo importante. 

Nei polpi si osserva un sonno attivo con cambi rapidi di colore e motivi cutanei, insieme a una buona “resistenza al risveglio”, segno che non è semplice quiete. 

Nei ragni saltatori compaiono movimenti regolari delle retine e piccoli scatti degli arti durante la notte, un profilo REM-simile sorprendente per un invertebrato. 

La “ripetizione” nel cervello: quando l’esperienza ritorna nel sonno

Nei ratti, gruppi di neuroni dell’ippocampo attivi mentre l’animale esplora si riaccendono, durante il sonno, nello stesso ordine dell’esperienza da svegli. Negli uccelli canori, i circuiti legati al canto riproducono di notte schemi molto simili a quelli diurni. Questo non significa che vedano “film” identici ai nostri, ma rafforza l’idea che gli animali sognano contenuti collegati all’apprendimento, favorendo il consolidamento della memoria. 

Dove la scienza è prudente

I cetacei dormono in sonno a onde lente uni-emisferico: un emisfero dorme, l’altro resta vigile, con REM ridotta o assente. È un adattamento alla vita in acqua e rende più difficile parlare di sogni in senso umano. 

Nei pinnipedi che dormono in mare, la REM può restare quasi azzerata per giorni o settimane senza un forte “rimbalzo” quando tornano a terra: un’eccezione che ricorda quanto sia flessibile l’architettura del sonno. 

Negli elefanti africani monitorati in natura, la durata totale del sonno è circa due ore per notte e la posizione distesa compare solo ogni tre-quattro notti: se la REM richiede spesso postura distesa, è plausibile che non sia quotidiana. Campioni più grandi diranno quanto questo valga in generale. 

Glossario essenziale

REM (movimento rapido degli occhi): fase del sonno con cervello attivo, occhi che si muovono rapidamente e muscoli quasi “spenti”.

NREM: fasi di sonno non-REM, più stabili e profonde.

Rilassamento muscolare in REM: “freno” che impedisce di mettere in atto i movimenti della scena interna; se viene meno (nei modelli felini), compaiono sequenze motorie durante il sonno. 

Il cervello ripete ciò che ha imparato: riattivazione notturna di schemi neuronali associati all’esperienza (spazio nei roditori, canto negli uccelli). 

Facilità/difficoltà di risveglio: quanto è semplice svegliare un individuo in una certa fase; in REM è spesso più difficile che in un pisolino leggero.

Fonti principali e invito ad approfondire

– Wilson & McNaughton, Science 1994: riattivazione ippocampale. 

– Dave & Margoliash, Science 2000: attività notturna nei circuiti del canto. 

– Shein-Idelson et al., Science 2016: cicli NREM/REM-simili nei rettili. 

– Leung et al., Nature 2019: due firme del sonno nei pesci zebra. 

– de Souza Medeiros et al., iScience 2021: sonno attivo nel polpo. 

– Rößler et al., PNAS 2022: movimenti retinici nei ragni saltatori. 

– Kis et al., Physiol Behav 2014: polisonnografia non invasiva nel cane. 

– Kis et al., Sci Rep 2017: sonno e apprendimento nel cane. 

– Sastre & Jouvet, Physiol Behav 1979: comportamento “onirico” nel gatto in REM senza rilassamento. 

– Mahowald & Schenck, Sleep Med 2004: dal modello felino alla clinica umana. 

– Lyamin et al., Curr Biol 2018: soppressione REM prolungata nelle foche. 

– Lyamin et al., Neurosci Biobehav Rev 2008: sonno dei cetacei (uni-emisferico). 

– Gravett et al., PLOS ONE 2017: sonno breve e postura distesa negli elefanti in natura. 



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