This Man: la storia del misterioso sconosciuto che tutto il mondo sogna ogni notte

This Man Italia

Migliaia di persone, in tutto il mondo cominciano a sognare lo stesso uomo. Non si tratta di una celebrità, non è un politico, né un volto noto della cronaca. Eppure le descrizioni di gente di differenti nazioni e distanti tra loro coincidono in modo inquietante: sopracciglia folte, labbra sottili che accennano un sorriso ambiguo e una calvizie incipiente. Un espressione non propriamente minacciosa, ma abbastanza inquietante da fissarsi in memoria. Chi lo ha visto lo chiama semplicemente “Quest’uomo“. Non ci vuole troppo tempo prima che il fenomeno diventi presto un caso globale che sfida le leggi della logica.

Un identikit nato sul lettino dello psichiatra

È il gennaio del 2006 quando a New York, una nota psichiatra ha disegnato il volto descritto da una sua paziente. La donna sosteneva che quell’uomo le apparisse regolarmente in sogno per dispensare consigli sulla sua vita privata, nonostante non lo avesse mai incontrato nella realtà. Il ritratto rimase sulla scrivania della dottoressa finché, pochi giorni dopo, un altro paziente lo riconobbe con stupore: “Io conosco quest’uomo. Lo sogno ogni notte”.

Affascinata dalla coincidenza, la psichiatra decide di inviare il ritratto a colleghi che seguono pazienti con sogni ricorrenti; entro pochi mesi, quattro altri pazienti lo riconoscono come “presenza frequente” dei loro sogni. Tutti lo chiamano allo stesso modo: THIS MAN, quest’uomo.

La Caccia all’Uomo si sposta in rete: nasce thisman.org

Quella che sembrava essere soltanto una bizzarra coincidenza confinata tra le mura di pochi studi psichiatrici di Manhattan, esplode improvvisamente oltre i confini della medicina tradizionale. La voce inizia a circolare nei forum dedicati alla parapsicologia e all’interpretazione dei sogni, dove decine di utenti iniziano a postare lo stesso identikit, dichiarando di aver incontrato “Quest’Uomo” nei loro sogni. Il fenomeno acquista sempre più notorietà e a qualcuno viene in mente di realizzare una piattaforma in grado di raccogliere, catalogare e analizzare l’impressionante mole di testimonianze che arrivano ormai da tutto il mondo. È per questo che, sul finire del 2008, viene messo on-line il sito www.thisman.org, un portale dedicato interamente a rintracciare chiunque abbia incrociato lo sguardo del misterioso sconosciuto. Il sito non si limita a esporre l’identikit, ma lancia un appello globale tradotto in decine di lingue: “Ogni notte, in tutto il mondo, centinaia di persone vedono questo volto. Lo hai visto anche tu?”. L’obiettivo dei creatori è ambizioso: aiutare chi vive queste esperienze a non sentirsi solo e, soprattutto, capire chi sia davvero quest’uomo e perché stia visitando i sogni dell’umanità.

La “Caccia all’Uomo” nelle strade del mondo

Attraverso il portale, viene messa a disposizione una sezione “Download” che permette agli utenti di scaricare e stampare l’identikit in formato poster. È la scintilla che porta il mistero fuori dal web e lo scaraventa nella realtà fisica: nel giro di poche settimane, i muri di metropoli come Berlino, Città del Messico, Seul e Roma vengono ricoperti da migliaia di volantini.

La gente si ferma per strada, osserva quel volto dall’aspetto comune ma incredibilmente magnetico e sente un brivido familiare. Il sito diventa un archivio immenso in cui iniziano a confluire foto di persone che posano accanto ai manifesti e, soprattutto, i racconti dettagliati delle “visite” notturne. Si passa dai semplici sogni lucidi a interazioni inquietanti, trasformando thisman.org in quello che sembra a tutti gli effetti il database di un’indagine su scala planetaria per un sospettato che non ha nome, non ha impronte digitali e sembra esistere solo quando il mondo chiude gli occhi.

I racconti dei sognatori

Le testimonianze sono vivide e angoscianti e molte volte non si tratta di semplici apparizioni, ma di interazioni complesse.

  • L’incubo di Stoccolma: “Ero in un centro commerciale deserto. Quest’uomo era alla fine di un corridoio. Non correva, ma si avvicinava più velocemente di me che cercavo di scappare. Mi ha sussurrato all’orecchio: ‘Vai a nord, è lì che tutto finisce’. Mi sono svegliato con i brividi.”
  • La visione di Portland: “Lo sognai anni fa, molto prima di vedere l’identikit online. Nel sogno era il mio insegnante di scuola guida. Aveva uno sguardo vitreo ma rassicurante. Quando ho trovato il sito ‘This Man’, sono quasi svenuta: era lui, al 100%.”
  • Il racconto da Nuova Delhi: “Appare sempre durante le mie paralisi del sonno. Siede in un angolo della stanza. Non fa nulla, mi guarda e basta. Ma so che sa tutto di me. È come se fosse un angelo custode che non ho mai chiesto di avere.”
  • In Biblioteca’: “L’ho visto in un sogno ambientato in una biblioteca. Mi ha passato un libro con le pagine bianche. Mi ha detto che era la mia biografia e che dovevo ancora scriverla. Aveva un odore di carta vecchia e pioggia.”

Le prime crepe nel mistero

Tuttavia, con l’aumentare della popolarità, il caso arriva anche alle antenne degli utenti più scettici. Alcuni osservatori hanno iniziato a sollevare dubbi sulla veridicità di questo fenomeno: com’era possibile che un caso clinico di tale portata non avesse alcuna traccia in pubblicazioni scientifiche ufficiali? Le indagini digitali hanno presto iniziato a scalfire la patina di mistero.

I primi a muoversi sono stati i debunker internazionali di Hoax-Slayer e gli analisti di Know Your Meme, che hanno scavato nelle fondamenta tecniche del portale. Anche in Italia, la comunità scettica guidata da esperti di informatica come Paolo Attivissimo (autore del celebre blog Il Disinformatico) ha contribuito a far luce sulla vicenda, analizzando come il meccanismo della viralità possa trarre in inganno anche i più attenti.

Analizzando i dati di registrazione del dominio thisman.org attraverso lo strumento Whois, gli esperti hanno scoperto un fondamentale tassello mancante: il sito non era intestato a una clinica psichiatrica, bensì ad Andrea Natella, noto sociologo e pubblicitario italiano, fondatore dell’agenzia di guerrilla marketing Kook Artgency. Questa scoperta ha spostato immediatamente il caso dal lettino dello psichiatra ai tavoli di un’agenzia specializzata in “bufale artistiche” e campagne di comunicazione non convenzionale.

Il “Burattinaio”: Chi è Andrea Natella e perché lo ha fatto

La conferma definitiva dell’origine artificiale del mito è arrivata proprio dalla voce del suo creatore. In un’ampia intervista rilasciata a Vice, Andrea Natella ha svelato il meccanismo dietro quello che lui definisce un esperimento di “fictional marketing”. Natella, esperto in tecniche di sovversione mediatica e fondatore della Kook Artgency, non è nuovo a operazioni di questo tipo: il suo obiettivo era testare come una narrazione puramente inventata potesse infiltrarsi nella realtà, diventando un fenomeno sociologico globale.

Natella ha spiegato che la sua intenzione non era solo creare una bufala, ma dare vita a un vero e proprio “oggetto mitologico” che le persone potessero adottare. Secondo il pubblicitario, il volto di “This Man” è stato disegnato seguendo precisi canoni di “neutralità inquietante”: un viso che non appartiene a nessuna etnia specifica, né troppo vecchio né troppo giovane, studiato per fungere da contenitore vuoto in cui chiunque potesse proiettare i propri ricordi onirici.

Dalle strade alla borsa: le conseguenze dell’esperimento

L’esperimento ha superato ogni aspettativa, scatenando reazioni che Natella stesso ha definito affascinanti e, a tratti, imprevedibili:

  • La viralità fuori controllo: I volantini, nati “per gioco“, sono stati stampati e affissi spontaneamente da migliaia di persone che non avevano alcun legame con l’agenzia, trasformando una campagna di marketing in un’isteria collettiva autogestita.
  • L’interesse commerciale: Il successo del sito fu tale che i diritti del progetto vennero acquistati dalla Ghost House Pictures, la casa di produzione del regista Sam Raimi (che ricordiamo per La Casa -Evil Dead- Spider-Man -la trilogia con Tobey Maguire- Drag Me To Hell e molti altri) . L’intenzione era quella di produrre un film basato sulla leggenda, dimostrando come un “falso mito” potesse generare un valore economico reale e tangibile.
  • Il paradosso della verità: Nonostante la confessione di Natella e il debunking ufficiale, il sito ha continuato a ricevere migliaia di e-mail di persone che giuravano (e giurano tuttora) di aver visto l’uomo in sogno.

Natella ha concluso l’intervista sottolineando il potere della narrazione: “Non importa se la storia è vera o falsa; ciò che conta è che sia capace di produrre effetti reali nella vita delle persone”. Una dichiarazione che sposta il focus della vicenda: il mistero non riguarda più l’uomo dell’identikit, ma la fragilità della nostra mente di fronte a una suggestione ben confezionata.

Perché ci abbiamo creduto? La scienza del “falso ricordo”

Nonostante la smentita, migliaia di persone giurano ancora oggi di averlo sognato. La spiegazione risiede in complessi fenomeni psicologici studiati dalle scienze cognitive:

  1. Suggestione Post-Ipotetica: Una volta visto l’identikit, il cervello tende a proiettarlo nei sogni successivi. Oppure, più comunemente, “sovrascrive” i ricordi confusi di sogni passati con quell’immagine nitida, convincendo il soggetto di averlo sempre sognato.
  2. Pareidolia e Tratti Archetipici: Il volto di “This Man” è un capolavoro di design psicologico. Le sopracciglia unite e la fronte alta richiamano tratti comuni. Molti credono di averlo sognato perché il volto somiglia vagamente a quello di un parente, di un passante o di un attore visto distrattamente in TV.
  3. L’Effetto Carrozzone (Bandwagon Effect): La spinta sociale a far parte di un mistero collettivo ha portato molte persone a “conformare” i propri racconti onirici a quelli degli altri, alimentando una sorta di allucinazione collettiva digitale.

La leggenda oggi: dall’incubo al Meme

Oggi “This Man” ha perso parte del suo fascino ma è diventato senza dubbio un’icona della cultura pop. È apparso nel manga di successo Billy Bat di Naoki Urasawa, in serie TV come The X-Files e persino in numerosi videogiochi. La sua faccia è diventata un “meme” globale, simbolo dell’era in cui la linea tra realtà e finzione digitale è diventata quasi invisibile.

Resta però una domanda inquietante: anche se sappiamo che è un’invenzione, e se stanotte, chiudendo gli occhi, lo vedessimo davvero apparire in fondo a un corridoio del nostro inconscio?



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